FRASI DI SYLVIA PLATH

Storie sull’alter ego: due persone compiono la stessa azione, solo che una ne è arricchita, l’altra ne è impoverita e muore. Si tratta solo di diversi atteggiamenti mentali.

Quante ragazze sognano di sposarsi dopo il college: guardale venticinque anni dopo, con gli occhi rugiadosi ormai raggelati, lo stesso aspetto, nessuna crescita tranne le escrescenze esteriori, simili a conchiglie di paguro. Sta’ attenta.

Diari – Sylvia Plath
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A me riesce eccezionalmente bene. Lo faccio così che sembra come l’Inferno. Lo faccio così che sembra reale. Credo che tu possa dire che la mia è una vocazione.
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I miei nemici sono quelli che tengono di più a me…
In primo luogo mia madre
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La scrittura resta: va sola per il mondo!
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…Distruggi la tua immagine, e strappamela via di dosso. Bisogna che tu mi dica con parole molto recise e concrete che non sei disponibile, che non mi vuoi da te a Parigi tra qualche settimana e che io non ti devo chiedere di venire in Italia con me o di salvarmi dalla morte. Penso che potrò vivere in questo mondo per il tempo che mi tocca e imparerò lentamente a non piangere la notte, se solo tu farai quest’ultima cosa per me. Per favore, scrivimi una sola, semplice frase definitiva, del genere che una donna possa capire; uccidi la tua immagine e a speranza e l’amore che le offre, che mi tengono congelata nel paese dei morti di bronzo, perchè è sempre più faticosi liberarmi di quel tiranno astratto che si chiama Richard che, in quanto astratto, è molto più di quel che è nel mondo reale… Perchè devi restituirmi l’anima; senza di lei sto uccidendo la carne.
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Solo nei tuoi occhi i venti arrivavano da altri pianeti e mi trafigge a fondo quando mi parli attraverso ogni parola del francese, ogni singola parola che cerco sanguinante sul dizionario.
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1° marzo 1956, giovedì. In qualche modo è già marzo, è molto tardi e fuori un gran vento caldo soffia così forte che gli alberi e le nuvole sono lacerati e le stelle guizzano. E’ da oggi pomeriggio che plano su questo vento e al ritorno, stasera, con la stufa a gas che si lamenta come la voce di una fenice e dopo aver letto Verlaine, maledetta dai suoi versi, ed essere appena tornata dopo i film di Cocteau La Belle et la Bête e Orphée, riesci a capire che devo smettere di scrivere lettere a un morto e buttarne giù una che tu possa strappare o leggere o commiserare. […]
Solo nei tuoi occhi i venti arrivavano da altri pianeti e mi trafigge a fondo quando mi parli attraverso ogni parola del francese, ogni singola parola che cerco sanguinante sul dizionario.

Pensavo che la tua lettera fosse tutto quanto potessi desiderare; mi hai offerto la tua immagine e io l’ho trasformata in racconti e poesie; ne ho parlato a tutti per un po’, raccontando che si trattava di una statua di bronzo, un fanciullo di bronzo con un delfino, che si teneva in equilibrio d’inverno nei nostri giardini con la neve sulla faccia, che io ripulivo la notte quando andavo a trovarlo.
Ho fatto indossare diverse maschere alla tua immagine e abbiamo giocato insieme ogni notte e nei miei sogni. Ho preso la tua maschera e l’ho messa su altre facce che sembrava potessero conoscerti quando avevo bevuto. […]

Bisogna che tu faccia ancora questa cosa per me. Distruggi la tua immagine, e strappamela via di dosso. Bisogna che tu mi dica con parole molto precise e concrete che non sei disponibile, che non mi vuoi da te a Parigi tra qualche settimana e che io non ti devo chiedere di venire in Italia con me o di salvarmi dalla morte. Penso che potrò vivere in questo mondo per il tempo che mi tocca e imparerò lentamente a non piangere la notte, se solo tu farai quest’ultima cosa per me. Per favore, scrivimi una sola, semplice frase definitiva, del genere che una donna possa capire; uccidi la tua immagine e la speranza e l’amore che le offro, che mi tengono congelata nel paese dei morti di bronzo, perché è sempre più faticoso liberarmi di quel tiranno astratto che si chiama Richard che, in quanto astratto, è molto più di quel che è nel mondo reale… Perché devi restituirmi l’anima; senza di lei sto uccidendo la carne.

Diari (Adelphi – 2004). Sylvia Plath
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Non sono un’ombra, anche se un’ombra si diparte da me. Sono una moglie.
Sylvia Plath
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Pensavo che la cosa più bella del mondo dovesse essere l’ombra
Sylvia Plath
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I tulipani sono troppo eccitabili, è inverno qui.
Guarda com’è tutto bianco, tutto quieto e innevato.
Sto imparando la pace, sdraiata qui da sola
mentre la luce si posa quieta
su questi muri bianchi, su questo letto, su queste mani.
Sylvia Plath
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Dovrei pettinarmi i capelli seduta su uno scoglio in Cornovaglia.
Dovrei portare calzoni tigrati, avere un amante.
Dovremmo incontrarci in un’altra vita, incontrarci nell’aria
io e te.
Sylvia Plath
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Incontrarsi. Sfiorarsi. Ma non è possibile dipanare il groviglio delle nostre vite, inventarne un’altra solo per noi due. Mi accontento di questo: darti appuntamento nell’aria, farti sedere accanto a me sullo scoglio, anche se non ci sei.

Sylvia Plath

Com’è complesso e intricato il funzionamento del sistema nervoso! Lo squillo elettrico del telefono trasmette un formicolio di aspettativa alle pareti uterine; il suono della sua voce attraverso il filo, aspro, impudente, intimo, mi fa contrarre l’intestino. Se nelle canzonette si sostituisse la parola “amore” con “desiderio”, ci si avvicinerebbe molto di più alla verità… Eddie, ho pensato. Quale ironia. Sei un sogno: spero di non incontrarti mai. Ma il tuo braccialetto è il simbolo del mio sangue freddo… la mia scissione della sera. Ti amo perché tu sei me… quello che scrivo, il mio desiderio di vivere molte vite. Nel mio piccolo sarò un piccolo dio. Sulla scrivania, a casa, c’è il racconto più bello che io abbia mai scritto. Come posso dire a Bob che la mia felicità scaturisce dall’essermi separata da una parte della mia vita, una parte di dolore e bellezza, per trasformarla in parole scritte a macchina su un foglio? Come può sapere, lui, che io giustifico la mia vita, le mie forti emozioni, le mie sensazioni, trasferendole sulla carta stampata?

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