NOVECENTO * ALESSANDRO BARICCO

Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa… e la vedeva. È una cosa difficile da capire. Voglio dire… Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi…Eppure c’era sempre uno, uno solo, uno che per primo… la vedeva. Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte… magari era lì che si stava aggiustando i pantaloni… alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare… e la vedeva. Allora si inchiodava, lì dov’era, gli partiva il cuore a mille,e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava (piano e lentamente): l’Americaaaa. Poi rimaneva lì, immobile come se avesse dovuto entrare in una fotografia, con la faccia di uno che l’aveva fatta lui l’America. La sera, dopo il lavoro,e le domeniche, si era fatto aiutare dal cognato, muratore, brava persona… prima aveva in mente qualcosa incompensato, poi… gli ha preso un po’ la mano, ha fatto l’America…Quello che per primo vede l’America. Su ogni nave cen’è uno. E non bisogna pensare che siano cose che succedono per caso, no… e nemmeno per una questione didiottrie, è il destino, quello. Quella è gente che da sempre c’aveva già quell’istante stampato nella vita. E quando erano bambini, tu potevi guardarli negli occhi, e se guardavi bene, già la vedevi, l’America
NOVECENTO* ALESSANDRO BARICCO
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il mare
“È come un urlo gigantesco che grida egrida, e quello che grida è: ‘banda di cornuti, la vita è unacosa immensa, lo volete capire o no? Immensa’ ”

NOVECENTO* ALESSANDRO BARICCO
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Forse è che Novecento, anche lui… non gli era maivenuta in mente davvero quella roba, che la vita èimmensa. Magari lo sospettava anche, ma nessunogliel’aveva mai gridato in quel modo. Così se la feceraccontare mille volte
NOVECENTO* ALESSANDRO BARICCO
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“Posso rimanere anche anni, qua sopra, ma il mare nonmi dirà mai nulla. Io adesso scendo, vivo sulla terra e dellaterra per anni, divento uno normale, poi un giorno parto,arrivo su una costa qualsiasi, alzo gli occhi e guardo ilmare: è lì, io l’ascolterò gridare.”
NOVECENTO* ALESSANDRO BARICCO
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“Avrà dimenticato qualcosa,” dissi io.
“Cosa?”
“E che ne so cosa…”
“Forse s’è dimenticato perché sta scendendo.”
“Non dire fesserie.”
E intanto lui là, fermo, con un piede sul secondo gradino e uno sul terzo. Se ne rimase così per un temp
o eterno.Guardava davanti a sé, sembrava che cercasse qualcosa. E alla fine fece una cosa strana.
Si tolse il cappello,
allungò la mano oltre il mancorrente della scaletta e lo lasciò cadere giù.
Sembrava un uccello stanco, o una frittata blu,con le ali.
Fece un paio di curve nell’aria e cadde in mare.
Galleggiava.
Evidentemente era un uccello, non una frittata.
Quando rialzammo gli occhi verso la scaletta,vedemmo Novecento, nel suo cappotto cammello, nel mio cappotto cammello, che risaliva quei due gradini, con le spalle al mondo e uno strano sorriso in faccia. Due passi, e sparì dentro la nave.[…] Cosa aveva visto, da quel maledetto terzo gradino, non me lo volle dire. Quel giorno e poi per i due viaggi che facemmo dopo[…] Poi un giorno Novecento entrò nella mia cabina e lentamente ma tutto di fila, senza fermarsi, mi disse:
“Grazie per il cappotto, mi andava da dio, è stato un peccato, avrei fatto un figurone,ma adesso va tutto molto meglio, è passata, non devi pensare che io sia infelice: non lo sarò mai più”.
Per me, non ero nemmeno sicuro che lo fosse mai stato,infelice.
Non era una di quelle persone di cui ti chiedi chissà se è felice quello. Lui era Novecento, e basta. Non ti veniva da pensare che c’entrasse qualcosa con la felicità,o col dolore. Sembrava al di là di tutto, sembrava intoccabile.
Lui e la sua musica: il resto, non contava[..]
“Non devi pensare che io sia infelice: non lo sarò mai più.” Mi lasciò secco, quella frase.[…]

“Tutta quella città… non se ne vedeva la fine…
La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?
E il rumore
Su quella maledettissima scaletta… era molto bello,tutto… e io ero grande con quel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi, era garantito che sarei sceso,non c’era problema
Col mio cappello blu
Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino
Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino
Primo gradino, secondo
Non è quel che vidi che mi fermò
È quel che non vidi
Puoi capirlo, fratello?, è quel che non vidi…
lo cercai ma non c’era, in tutta quella sterminata città c’era tutto tranne
C’era tutto
Ma non c’era una fine. Quel che non vidi è dove finivatutto quello.
La fine del mondo[…]Cristo, ma le vedevi le strade?
Anche solo le strade, ce n’era a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una
A scegliere una donna
Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio daguardare, un modo di morire
Tutto quel mondo
Quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce
E quanto ce n’è
Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità, solo a pensarla? A viverla..[…] La terra, quella è una nave troppo grande per me.
È un viaggio troppo lungo.
È una donna troppo bella.
È un profumo troppo forte.
È una musica che non so suonare. Perdonatemi. ”
NOVECENTO* ALESSANDRO BARICCO
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Non è pazzia, fratello. Geometria. È un lavoro di cesello. Ho disarmato l’infelicità. Ho sfilato via la mia vita dai miei desideri. Se tu potessi risalire il mio cammino, li troveresti uno dopo l’altro, incantati,immobili, fermati lì per sempre a segnare la rotta di questo viaggio strano che a nessuno mai ho raccontato se non a te
NOVECENTO* ALESSANDRO BARICCO
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